A marzo, al nostro Poliambulatorio, è partito un nuovo servizio: l’osteopatia. Ne abbiamo approfittato per scambiare qualche parola con il dott. Vito Fanfulla, consulente di posturologia clinica, osteopatia, riflessologia e floriterapia, che riceve al nostro Poliambulatorio prevalentemente il giovedì.

Dott. Fanfulla, innanzitutto, quando ci si rivolge all’osteopata?

Un adulto di solito prenota una visita in presenza di un dolore, mentre i bambini per disfunzioni osteopatiche che in futuro potrebbero portare a dolori, non ancora manifestati perché i piccoli hanno una capacità compensativa forte.
Il ruolo dell’osteopata è sicuramente quello di attuare una terapia manuale specifica, a seconda dello squilibrio diagnosticato, ma anche quello di cercarne la causa primaria, per evitare recidive. In particolare, io adotto un approccio di risoluzione del problema che “non crea dipendenza” con l’osteopata, ma che va alle cause del dolore, anche – in caso l’origine sia di diversa natura – procedendo in sinergia con medici specialisti per risolvere il problema.

Dott. Vito Fanfulla

Quindi, non c’è un target di persone specifico?

No, non c’è un’età specifica. Possono essere adulti, sia uomini, sia donne, ma anche bambini, ad esclusione dei neonati. Inoltre, anche molti sportivi vengono da noi per diversi disturbi, spesso a seguito di un trauma o un uso scorretto di attrezzi da palestra che ha portato a una disfunzione osteopatica, che l’organismo con il tempo ha tentato di risolvere attraverso dei compensi scorretti. Indicativamente, la fascia d’età da considerare è tra i 5 e i 70 anni.

Come avvengono la prima seduta e le eventuali successive?

La prima visita si apre con la raccolta anamnestica, che include il motivo della visita, la spiegazione del sintomo, eventuali patologie particolari e traumi precedenti. Questo perché, con l’osteopatia, se non si conosce il pregresso del paziente, si posso andare a stimolare alcuni punti del corpo rischiando di alterare l’equilibrio dell’organismo. Poi, si procede con la valutazione clinica e si inizia la terapia manuale che, di solito, prevede una seconda seduta dopo un paio di settimane e una terza dopo un mese. A seconda dei casi, se il paziente lo richiede, è possibile effettuare delle sedute successive.

Lei è anche posturologo. Come può aiutare questo altro approccio nell’osteopatia?

Diciamo cosi: l’osteopatia permette di agire, mentre la posturologia permette di dare la visione diagnostica, aiuta a notare visivamente delle alterazioni nell’armonia del paziente. Quindi, si può dire che l’essere posturologo aiuta a individuare la causa del dolore.

Lei è anche infermiere e ha lavorato per molti anni in Pronto Soccorso. Come ha influito e influisce questa sua professionalità nella pratica come osteopata, anche in relazione all’approccio al paziente?

Lavorare in Pronto Soccorso è sicuramente un’esperienza che fa la differenza, perché arrivano pazienti di ogni tipo, casi gravi o meno gravi. Principalmente, aiuta nella prontezza e nella velocità di esecuzione. Per esempio, si impara a trovare velocemente una vena per un prelievo di sangue.
Per quanto riguarda l’osteopatia, l’esperienza fatta in Pronto Soccorso, mi aiuta a capire quanto una patologia possa influire sul dolore e a comprendere di chi è la competenza quando si presenta un paziente, anche per dire eventualmente che in quel momento il caso non è di mia competenza. E allora è importante il coinvolgimento del medico specialista. Un esempio? Spesso le cefalee sottendono a tematiche odontoiatriche e, in quel caso, è giusto suggerire di rivolgersi a uno specialista del campo per risolvere il problema alla sua origine.

Conosce bene il nostro Poliambulatorio, lavorando anche come infermiere al punto prelievi ormai da un anno. Quali sono secondo lei i punti di forza?

In primis, la rapidità. Qui, nello specifico per gli esami, la gente non aspetta e, soprattutto in questo periodo, è un vantaggio. E le persone mi sembrano molto soddisfatte. Anche il servizio attivato da poco dell’holter pressorio e cardiaco è utile, perché lo richiedevano in molti e sta avendo successo. Rispetto al Poliambulatorio in generale, il fatto che ci siano diverse figure professionali che si affiancano, con la possibilità di lavorare in sinergia, credo sia un grande punto di forza. Da coltivare ancora di più.